Condannati alla Condanna
Diversi e non tutti degni… di esser letti o scritti i commenti sul delitto di Cogne. Tra i tanti che ho letto, il pensiero di Massimo Pandolfi _ caporedattore de IL Resto Del Carlino_ mi ha interessato ed emozionato particolarmente. La sentenza per Annamaria Franzoni è stata pronunziata ma l’assassino di Samuele non è stato identificato, come non è stato identificato il movente…così come, dopo sei anni, non è stata rinvenuta l’arma di questo inumano delitto.
Sarebbe più opportuno, per lo meno in questo caso, evitare di prendere in mano pietre o qualsiasi altro oggetto da utilizzare per compiere atti di giustizia sommaria. Sarebbe ora di applicare buon senso e tolleranza, anche nei commenti e nei giudizi personali. Lo scandalo è rappresentato dalla mancanza di prove certe, stando a quanto afferma il Prof. Grosso, e c’è da crederci, poichè da tempo, da più parti, si sostiene _senza smentita alcuna_ che l’impianto accusatorio a carico di Annamaria Franzoni non è sorretto da prove riscontrabili ma solo da indizi e, peggio ancora…, da “interpretazioni” psico-giuridiche. Si ha tanto l’impressione che il sistema giudiziario italiano, anche questa volta, come in altri casi in passato, non abbia voluto smentirsi, che si sia preferito andare avanti ostinatamente pur di non dovere ammettere che la strada dell’accusa e poi della condanna non doveva essere intrapresa: se Annamaria Franzoni è realmente colpevole dell’omicidio di suo figlio Samuele come mai è stata ridotta la pena comminatale in primo grado? Se Annamaria Franzoni ha ucciso in condizioni psico-fisiche instabili, in preda ad una possibile, momentanea patologia della mente e dell’anima, perchè ora è in carcere e non in luogo dove poter essere adeguatamente curata? Una madre che massacra il proprio figlioletto con una gragnuola di colpi violentissimi, sferrati quasi con satanico…furore, senza un movente_ammesso che se ne possano ragionevolmente contemplare, di moventi, per una azione di tale ferocia_ è, senza dubbio alcuno, persona da curare e da studiare… da “molto vicino”, piuttosto che da arrestare. LA SENTENZA PRONUNCIATA E’ UN PASTICCIO! Contribuisce ad aumentare il senso di profonda sfiducia nei confronti della magistratura e del sistema giudiziario italiano. Trovo, garbato e pulito, il commento di Massimo Pandolfi, l’unico commento possibile oltre il quale s’intravede solo l’orrore che si riproduce e la corruttibilità del nostro costrutto sociale.





























